«Stipendio di 300 euro per 14 ore al giorno di lavoro: è schiavitù legalizzata. Voglio fuggire al più presto dall’Italia»

La ricerca di un  lavoro equo e sano appare sempre più un'impresa titanica, o quantomeno alla portata di sempre meno persone. «In giro non si trov

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La ricerca di un  lavoro equo e sano appare sempre più un’impresa titanica, o quantomeno alla portata di sempre meno persone. «In giro non si trova altro che schiavitù legalizzata, soprattutto qui al Sud. E preferisco non lavorare affatto che far arricchire degli schiavisti. Spero solo di riuscire ad accedere alle borse di studio per l’Erasmus e di rimanere all’estero per sempre».

Così ha detto Salvatore Cimino, 28enne con un diploma di geometra preso a Termini Imerese, in provincia di Palermo, che a Repubblica ha denunciato il suo ingresso nel mondo del lavoro, un’esperienza decisamente «avvilente»

Le esperienze lavorative

Dopo aver inizialmente tentato di prendere l’abilitazione come geometra lavorando in uno studio, ha dovuto lasciare tutto perché non veniva pagato. Ha dovuto quindi cercare lavoro come cassiere, scaffalista nei negozi, ma tutto quello che ha trovato è stato «solo sfruttamento. Qui è un miracolo prendere più di 600 euro per un impiego a tempo pieno. E poi propongono solo lavori in nero o finti full time in cui ti chiedono di restituire sotto banco una parte della busta paga».

In un negozio di abbigliamento gli hanno offerto «300 euro al mese per arrivare ogni giorno prima dell’orario di apertura e rimanere anche dopo la chiusura per pulire i locali: in tutto 14 ore al giorno, sei giorni su sette.

Facendo i conti sono circa 0.89 euro l’ora. La promessa era che con il tempo la retribuzione sarebbe aumentata, ma in realtà cercavano solo lavoratori stagionali».

E in un contesto lavorativo del genere, non si può non considerare tutta la rabbia che deriva dalle narrazioni antimeridionaliste: dicono «che noi giovani siamo scansafatiche, perché si dà spazio a imprenditori che si lamentano di non trovare forza lavoro. Prima davano la colpa al reddito di cittadinanza». 

L’idea di andare via dall’Italia

Cimino ha frequentato per un periodo il corso di laurea di ingegneria all’università, ma per ragioni economiche ha dovuto lasciare. «Per fortuna ho avuto la possibilità di riprendere gli studi universitari. Adesso frequento Scienze della comunicazione e ho smesso di cercare lavoro. Vorrei imparare e poi fuggire dall’Italia al più presto». 

E poi conclude: «Il mio sogno sarebbero gli Stati Uniti o il Canada. Qui gli stipendi sono sono adeguati al costo della vita. Se potessi dare dieci anni della mia vita per andarmene subito lo farei».

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