In principio furono gli assegni di invalidità che dopo una stretta iniziale impressa dall’Inps tornarono, nel 2021, a essere cumulabili con piccoli la
In principio furono gli assegni di invalidità che dopo una stretta iniziale impressa dall’Inps tornarono, nel 2021, a essere cumulabili con piccoli lavori fino a un tetto massimo di 4.931 euro l’anno. Ora è la volta del Reddito di cittadinanza che in manovra di bilancio, oltre alla sforbiciata per gli “occupabili”, prevede una speciale franchigia per i cumuli da lavoro anche se limitato ai soli contratti lstagionali.
La disciplina
La misura è contenuta nella manovra di bilancio ora al vaglio del Parlamento. È il comma 4 dell’articolo 59 a prevedere la nuova disciplina. «Nel caso di stipula di contratti di lavoro stagionale o intermittente – recita il testo – il maggior reddito da lavoro percepito non concorre alla determinazione del beneficio economico, entro il limite massimo di 3.000 euro lordi. Sono comunicati all’Inps nelle modalità di cui al presente comma esclusivamente i redditi eccedenti tale limite massimo con riferimento alla parte eccedente».Si tratta quindi di una previsione che – se sarà confermata – metterà alcuni tipi di attività economica al riparo dal ricalcolo dell’assegno di cittadinanza. Secondo l’articolo 3, comma 8 del decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4 (legge 26/2019) infatti «in caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme dell’avvio di un’attività di lavoro dipendente da parte di uno o più componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del Rdc, il maggior reddito da lavoro concorre alla determinazione del beneficio economico nella misura dell’80 per cento». Con il nuovo articolato invece questa previsione viene congelata fino a una quota di 3mila euro l’anno.La norma, applicata a un solo tipo di contratto, lascia a terra altri lavoratori con contratti poveri e a tempo determinato. I percettori del Rdc che nel 2021 avevano un contratto nel settore privato con scadenza erano 145.177 contro 99.980 assunti sine die. A mettere in fila la durata dei contratti a termine ci pensa l’Anpal.
Al mese di ottobre tra chi ha un rapporto di lavoro a tempo determinato (39,2%) – spiega l’Agenzia – solo il 12,3% ha un contratto di durata superiore ai 12 mesi. Poco più dei due terzi hanno invece un rapporto di lavoro con durata compresa tra i 3 e i 12 mesi: nello specifico, il 33,3% ha un contratto con durata tra i 3 e i 6 mesi, mentre il 33,3% tra i 6 e i 12 mesi. Infine, il restante 19,3% ha una durata contrattuale inferiore ai 3 mesi.
Le risorse
Questa operazione, calcolata sul bacino potenziale di 70mila lavoratori stagionali, costerà allo Stato 42 milioni di euro: ma è un calcolo a spanne, visto che la relazione tecnica specifica che la previsione è stata fatta «assumendo come orizzonte temporale di durata del beneficio con il nuovo calcolo in media 4 mesi, stimando un importo mensile del RdC maggiore in media di 150 euro rispetto a quello che sarebbe percepito a normativa vigente in caso di stipula di lavoro stagionale/intermittente».
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